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CRONACHE BOLLENTI - PARTE 1

Immagine del redattore: Thomas Ray
Thomas Ray
4 giorni fa
Tempo di lettura: 7 min

Cosa ho letto in tre mesi - da 30 a 40 gradi - prima di prendere fuoco.



Non una delle mie estati più avventurose; ho quasi rimpianto i matti allampanati che ad agosto, quando vivevo a Torino, guardavo materializzarsi dappertutto all’improvviso. Spuntavano come alieni sui mezzi pubblici e tra le strade deserte dei quartieri. Non che davvero sbucassero così, tutto a un tratto, senza preavviso: erano sempre stati lì. Durante l’anno li scrutavo rovistare nei cestini o mischiarsi alla cosiddetta gente comune, ma nell’immobilismo estivo, le loro presenze eccentriche prendevano tutta un’altra postura, un’aura differente all’interno della medesima scena. Si riappropriavano infine della loro quota di città, usata a pieno come palcoscenico legittimo della propria autorappresentazione.


Ho passato nondimeno alcune settimane sui vicini monti - e non intendo lamentarmi affatto - mentre la gente qui in pianura letteralmente friggeva. Tra sessioni di aria condizionata e chill in quota, ho rifuggito monotonia e affanno tuffandomi nei libri, cercando tra le pagine dei romanzi quelle peripezie che al momento ho messo un po’ in standby.


Non so in che maniera mi sia partito il trip per Austen, le Brontë e i mattoni inglesi in generale - escludo il senso di colpa per la mia crassa ignoranza, non mi sopravvaluto fino a questo punto! Sta di fatto che mi sono infilato in una rabbit hole di libri, film e podcast tematici e devo dire che adesso mi sento meglio. Grazie del pensiero. Comunque ad una certa sono pure riuscito ad uscirne - troppo curioso di nuove tane - lasciando per le estati a venire Middlemarch, La signora di Wildfell Hall e Nord e Sud. Chissà se ce la farò mai!

Per i ludopatici addicted: aperte le scommesse, miei cari.


Di solito leggo in maniera umorale, mi lascio guidare dall’ispirazione, dal capriccio del momento o da qualche folgorazione sulla via. Sono molto reticente a seguire i consigli altrui che arrivano dal nulla; anzi se non ho intercettato personalmente un titolo o un argomento è difficile che prenda in considerazione la proposta - anche se magari ti ho detto sì, sì! Sorry not sorry! È caduta la maschera.


Questa volta invece ho deciso di costruire una sorta di percorso concettuale per tracciare una traiettoria di senso che potesse coinvolgermi maggiormente e delineare una figura chiusa e non il solito quadro astratto composto da sentimenti ballerini e macchie di colore spruzzate dall’alto.


Potrei parlare di questo excursus come di una traiettoria che parte dal concetto di agentività negoziata e arriva ad una completa conquista della propria voce da parte delle protagoniste. Ad affiancarla, un viaggio satellite, parzialmente collegato al tema dell'eroina, ma a tratti più randomico che altro.


Quindi: si comincia dai classici ottocenteschi, si attraversa una parentesi su memoria e riscrittura, si atterra nella disillusione di oggi - mentre il gotico corre parallelo e la parte residua fa storia a sé. I dettagli, uno per uno, più avanti.


Adesso ho scalato le marce e sono tornato ad un ritmo di lettura molto più blando. Già rimpiango gli interi pomeriggi con gli occhi rossi e stanchi ma il petto acceso, mentre scrutavo le vite degli altri, sperando che quella magia si riversasse, anche solo di sfuggita, in qualche goccia nella mia.



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La prima parte, che ha originato il resto, è stata appunto quella dei mattoni inglesi legati al canone ottocentesco. Eroine che esercitano la loro agency dentro una gabbia sociale molto definita e possono scardinarla solo dall’interno attraverso una negoziazione con le sue strutture.



ORGOGLIO E PREGIUDIZIO - Jane Austen


Ho amato la sfrontata e brillante ironia di Lizzy Bennet e il rapporto di stretta sorellanza con Jane. Era molto che non leggevo un classico e me lo sono bevuto in pochissimo, grazie anche alla fresca traduzione di Chiara Codecà e alla rilassante ristampa pastellata Bompiani. #noadv.

Tra le mille altre cose, la presa per il culo di Austen al lecchinaggio servile di William Collins è spassosissima.

Vale la pena recuperare la pellicola del 2005 di Joe Wright, che riesce a cogliere in modo brillante il tono della scrittura di Austen e trasporlo con un’eleganza e ricercatezza davvero notevoli.

Se ne potrebbe parlare per ore di questo romanzo - e del film - ma ahimè questa è una pillola quindi addio.




NORTHANGER ABBEY - Jane Austen


Mi è piaciuto meno di Pride & Prejudice nonostante il ritmo non manchi e ci sia un repentino quanto straniante cambio di tono e location dal sapore cinematografico.

La protagonista è l’antitesi di Lizzy, e già son preso male.

La critica sociale è coesa con la vena parodica del romanzo e mi è pure salita la curiosità di leggere il citatissimo “I misteri di Udolpho” di Ann Radcliffe (copertina pazzesca di Elzo Durt, visual artist per l’intera collana weird), ma poi ho visto che si trattava di un altro mattone e se ne parlerà in un’altra epoca.




EMMA - Jane Austen


Confesso: l’ho mollato a metà. Mi spiace. Non giudicatemi. Settimane dopo però ho visto il film con Anya Taylor-Joy. Bello. Perdonato?




CIME TEMPESTOSE - Emily Brontë


Non sarò certo io a lordare questo capolavoro scrivendo le mie due stronzate a riguardo.




JANE EYRE - Charlotte Brontë


La risonanza e la fama del testo avevano costruito nel mio subconscio le più alte aspettative e me l'ero tenuto per ultimo nella mia scorribanda estiva tra i mattoni.

Non dico che mi abbia deluso, perché direi una cazzata, ma è sovversivo in un modo totalmente differente rispetto a quanto ipotizzassi.

Jane non è l'eroina eccezionale a cui i romanzi ci hanno abituato — non è bella, né ricca, né nata per emergere. È la sua normalità a rompere lo stereotipo: ce la fa da sé, dentro un contesto valoriale protestante che lei stessa rimodella secondo un’idea di fede personale.

E soprattutto è sempre agente: schiva uno dopo l'altro i tentativi degli uomini di piegarla a strumento dei propri fini, spesso narcisistici, anche quando si travestono da amore.

Senza dubbio un romanzo morale


Ho degli appunti comunque, nel caso ci fosse qualcuno o qualcuna che volesse parlarne in maniera più precisa.



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La seconda parte è stata una breve gita sulle colline di memoria, identità e riscrittura del canone con attenzione ai nomi propri e a chi può nominare cosa.



LESSICO FAMIGLIARE - Natalia Ginzburg


Un disegno di Schiele: una ragazza di spalle con una camicetta sottile a righe, forse scrive o legge o riflette, chissà!

Una ragazza, prima bambina, poi donna. Come quando ci si assenta con lo sguardo e la mente si perde tra ricordi e suggestioni, così Natalia Gizburg ci accompagna a scrutare, da un preciso angolo, parte della sua vita - utilizzando parole che come un codice interno costruiscono quel lessico famigliare che cementifica le relazioni: parole che pronunciate anche dopo anni, rievocano un senso di intima complicità per un vissuto condiviso.

Un flusso continua, interrotto solo da brevi pause visive: un a capo di qualche riga bianca - e a volte son giorni, a volte mesi o anni.

Sullo sfondo le brutture della guerra, le persone che vanno e vengono, muoiono, e quell’esistenza che appare così lunga e poi non resta che un ricordo assonnato al mattino, semisvegli come dopo uno sbadiglio.




IL GRANDE MARE DEI SARGASSI - Jean Rhys


Avevo”o visto un film anni fa “The Miracle of The Sargasso Sea” ma non c’entra nulla.

Ricomincio.

The madwoman in the attic è il doppelganger dell'eroina costruita da Charlotte Brontë, e qui ne seguiamo la travagliata parabola coloniale fino alla reclusione nella soffitta di Thornfield Hall.

La copertina Adelphi è un magnifico quadro di Marianne North particolarmente azzeccato: un ibisco in primo piano incornicia un paesaggio meraviglioso e ci invita a scostarlo per immergerci a capofitto nel breve romanzo. I punti di vista si alternano, creando un ritmo e una vibrazione a tratti dolci, a tratti magici, a tratti passionali e spezzati.

Bertha Mason torna a essere Antoinette, e finalmente la sentiamo raccontare la sua storia dalla propria voce e prospettiva. E i contorni delle foschie inglesi cominciano a ridisegnarsi ineluttabili, e perfino Jane Eyre appare meno perfetta e Rochester meno redento.




BIG KISS, BYE-BYE - Claire-Louise Bennett


Un libro strano e ipnotico, ho impiegato un bel po' di pagine ad entrarci in sintonia, nonostante l'inizio mi avesse agganciato subito. Ma una volta allineato ho sentito quei pensieri e immaginato quelle emozioni.

La protagonista innominata è un flusso, che pretende che tu ti immerga scalzo nel suo fiume rapido e torbido, col pavimento acciottolato che ti pungola le piante dei piedi. Un corso d'acqua che chiede di essere attraversato.


Ero sicuro che alla fine avrei detestato questa lettura e invece la ritrovo tra le mie preferite e consolatorie, finora. Smack!



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La terza parte è quella della disillusione contemporanea. Le narratrici parlano quasi sempre in prima persona di famiglia, classe, amori, rabbia, relazioni, senza più filtri ma in modo diretto, a volte crudo. L’autodeterminazione continua a riecheggiare separata dalla mediazione storica



PARLARNE TRA AMICI - Sally Rooney


La scrittura veloce sembra bighellonare in superficie, senza meta apparente; pizzicare come un rovo la pelle ma senza mai davvero affondare le spine nella carne.

Chiudi il libro. Passano settimane, mesi, e scopri che interi paragrafi ti avvolgono come umida nebbiolina di un mattino autunnale che fatica a diradarsi se non dopo molte ore, lasciandoti addosso un senso di lieve inquietudine.




PERSONE NORMALI - Sally Rooney


Ormai leggerei tutto quello che scrive Rooney, perfino degli appunti presi sulla carta igienica. La sua scrittura è un morbo, un virus che si annida e persiste a vivere nel tuo corpo anche dopo una settimana di antibiotici.

La sua cifra è il frammento, il non detto, e così sono le personalità di Marianne e Connell. Compressi in loro stessi, solitudine come spina dorsale.

Si legge ovunque online che il libro pone l'accento sulle dinamiche sociali - ed è vero - ma queste non sono che luci che illuminano di riflesso la vulnerabilità emotiva dei personaggi, quasi mai veramente espressa. È tutto un fermarsi appena prima, tutto un sottendere, ipotizzare, sviare per paura che...

E l'incomunicabilità è quella del nuovo millennio: distratta, concettualizzata, over-pensata, guardata di sottecchi senza alcun pathos, ma con la consapevolezza che tutto può andare in frantumi da un momento all'altro come una tazzina lanciata a terra.

Meglio rimanere immobili.




TUTTO QUELLO CHE SO SULL’AMORE - Dolly Alderton


"Sad Girl - La ragazza come teoria" è il titolo di un saggio di Sara Marzullo, e i libri di Dolly Alderton ne sembrano l'attualizzazione remixata.

Sulle punte, una prosa che danza tra tematiche d'attualità in modo apparentemente leggero. Nessun parolone o virtuosa acrobazia; spesso la complessità è proprio dispiegata nuda e cruda sotto il nostro naso.




APOCALYPSE BABY - Virginie Despentes


Sono molto di parte; si tratta di una delle mie scrittrici preferite.

Un racconto corale, costruito sugli sguardi e i dialoghi interni dei personaggi.

Bisturi che tagliuzzano: il testo di Despentes si aggira come un chirurgo febbricitante in sala operatoria.

Un’estasi sconcertante e meravigliosa che sbriciola le certezze per affidarsi ai sentimenti. Tra gli organi infetti ci si aggrappa alla vita come si può, a volte riuscendoci, altre invece…

 
 
 

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