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WOMB, (2010).

  • Immagine del redattore: Thomas Ray
    Thomas Ray
  • 12 gen 2021
  • Tempo di lettura: 1 min

Aggiornamento: 7 giorni fa

WOMB è un film del 2010 di Benedek Fliegauf.



Affascinante e controverso.

La radicalità formale di Milky Way (2007) lascia spazio all'interpretazione emotiva dei personaggi.

Tematiche che ricorrono e si rincorrono, seppur sotto una luce diversa, meno sognante e surreale, ma più umana e ammorbante.


Corto circuiti concettuali e intrighi sgarbugliati danno vita ad una storia d'amore barricata e angosciosa, che fa della poetica incestuosa il suo climax allucinatorio.


Domande e assenza (parziale) di risposte.


L'eterno ritorno è qualcosa di mostruoso, un utero dentato che risucchia, affamato ed egoista, perso e senza dio.


Impossibile accettare. Restare.


L'uragano soffia e allontana innocenza e poesia.

Tra le mani solo un cuore di tenebra, scuro e denso come il petrolio, immerso nel gelido che dona la vita ma ne evira il contenuto.


Al centro un complesso edipico visto e vissuto dai due (+1) protagonisti.

Le vicende che ci girano attorno appaiono secondarie e quanto mai marginali, punti di fuga, inganni col solo scopo di distrarre e confondere; collocando così nella società un contenuto.


Sciolto l'arcano, tutto crolla.

Un senso d'imperfetta e transitoria condizione umana, ristagna. Al suo interno un seme di possibile rivalsa e redenzione, attuabile attraverso una parola che si chiama futuro.

 
 
 

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