MILKY WAY (TEJUNT), (2007).
- Thomas Ray
- 7 gen 2021
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 15 gen
TEJúT è un film del 2007 di Benedek Fliegauf.

Dieci situazioni - in apparenza? - autoconclusive, compongono il mosaico di Tejút.
Un film realista che parla un linguaggio surreale.
Un film surreale che camuffa il reale.
Ogni micro storia è ripresa da una camera statica che ne costruisce lo scenario. Un mix tra campiture piatte a valenza simbolica e inquadrature come descrizioni di stati interiori.
Da un incipit immobile si sviluppa la narrazione con approccio en plein air, ritmi naturali senza tagli o movimenti di camera.
Una volta svelato il modus operandi l'attesa diventa la coprotagonista che ha forza e caparbietà di farsi ammirare con curiosità e pacifica contemplazione.
Una somma di gesti riconducibili al comunemente accettato o al consueto scorrere lineare del tempo, senza che lo stupore o la possibilità di un imprevisto siano però preclusi.
L’incerto fune da nucleo per la costruzione di un "En Attendant Godot" che non nasconde o svela, ma offre massima libertà d'interpretazione in antitesi alla rigida scelta registica.

Un occhio (probabilmente) non umano (chiuso) occupa tutta la locandina.
Rumori lontani, ancestrali e incomprensibili sembrano cercarsi e appartenersi l'un l'altro per tutto il fim.
La storia sembra rappresentare un ciclo: concepimento, vita, fine (che coincide con una danza, che evoca un passaggio).
Tejút è un film che necessita condizionali ma che forse ne usa meno di quelli che vorrebbe far credere.
Un film ipertestuale con continui rimandi a cose altre e altrove.
L'occhio (chiuso) come possibile p.o.v. miope dello spettatore che osserva la sua vita, proiettata nelle persone e nelle azioni, incomprensibili seppur familiari.
Nessuna certezza, solo domande irrisolte nel film come nella vita.
L'occhio (chiuso) come possibile sguardo nuovo.
Stupore sconosciuto o forse dimenticato, di chi si rifiuta di scrutare il mondo con meraviglia.
Un film concettuale che sfonda le barriere del tangibile per confondersi con una realtà tanto più verosimile e razionale quanto più bizzarra e strampalata.
Tejút pone quesiti e apre porte, senza l’arroganza ottusa di fornire risposte preconfezionate.
Tejút è un film che abbraccia, distaccato nella forma, materno nella sostanza.
Tejút è un film formativo, un occhio che vuole aprirsi verso l'ignoto, un buco nero sul precipizio del creato.






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