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DEALER, (2004).

  • Immagine del redattore: Thomas Ray
    Thomas Ray
  • 7 gen 2021
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 15 gen

DEALER è un film del 2004 di Benedek Fliegauf.


Dealer è annullamento dell'insieme.


Un pusher dispensa droga e morte nell'arco di una giornata.

Noi attraversiamo con lui la via crucis del concetto di relazione.


Carrelli lentissimi e white noise di sottofondo, descrivono un vuoto incolmabile.


Dealer è inedia malsana che avvolge letargica e annienta.

Tetra foschia dell'anima.

Patina sul vetro mentre ci si guarda allo specchio.

Dealer è il manifesto per realtà distrutte, rassegnazione alla non-azione.

(In contrapposizione polare con Tejút che sarà il cantico dei cantici, una dichiarazione d'amore alla vita).


Il protagonista del racconto personifica una coscienza in apparenza salda e indipendente, slegata dalla società e le sue regole ma è un messaggero attraverso il quale qualcosa si compie.


Dealer è una somma di cerchi concentrici. Da uno più esterno e periferico si arriva a quello più piccolo e interno: l'epicentro dell'io.


Non è l'etica a venir messa in discussione, ne tanto meno le scelte morali che circoscrivono la vicenda; qui si rade al suolo il concetto d'identità e di volontà, il senso stesso della venuta al mondo.


Dealer è assenza di speranza. Un vespro mortifero senza appello o rivalsa.


Fede, amicizia, relazioni, amore: le tappe attraverso le quali si analizza la struttura precaria d'edificazione del sé e delle sue certezze.


Una serie di personaggi ai quali far visita. Ai quali consegnare una dose e nel mentre osservare impassibili lo stato delle cose.

L’essere umano si vomita addosso la sua impotenza.


La sostanza è solo un mezzo, uno tampone da premere nell'attesa.

E' la dipendenza nella sua accezione più ampia a costituire il tema co-primario del film.


Abbandonare e sentirsi abbandonati in situazioni e stati emotivi indecifrabili.

Cercare affetto e protezione.

Condividere vissuti a conferma dell'esistere.

Delegare a terzi la propria costruzione identitaria.

Restare a galla.


In un'incastro sbilenco e arrangiato l'umanità si tiene in piedi barcollando.


Dealer scende in profondità mostrandoci solo la superficie.

Come uno sciamano che agisce sull’inconscio, Fliegauf, costruisce sfere di cemento armato per collocarci al loro interno.


La visone è l'illusione.



Dealer siamo noi, o meglio, ne siamo una parte, ne siamo la scelta.

Siamo l'assegnazione di valore che separa il calvario dall'ascesa.


La critica alla società come causa del declino spirituale ed esistenziale dell’individuo è sottile ma potente.

Un impero consumistico freddo e asettico che tenta in maniera grossolana di ricalcare la natura ma con fini egoistici e fagocitanti.


Tonalità di denim e blu di prussia dominano la pellicola. Avvolgono corpi e luoghi come vento gelido che spacca le ossa.


Il pianosequenza finale è folgorante e altamente simbolico, ultraterreno nel suo presentarsi come reale.

(La visone - a posteriori - di quell'occhio/corpo che qui si spegne mentre altrove cerca d'aprirsi sul creato è immediata e circolare).


Dealer è uno Stalker suicida che rinasce all'infinito nel mondo.

 
 
 

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