BULLHEAD, (2011).
- Thomas Ray
- 4 gen 2021
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 15 gen
BULLHEAD è un film del 2011 diretto da Michael R. Roskam.

"Rundskop" è una storia di solitudine e rabbia.
Di implosioni ed esplosioni.
Di silenzi e vuoti.
Di paesaggi fermi e nuvole immobili.
Di una natura impassibile di fronte agli eventi del mondo.
Manzi dopati scandiscono le azioni di uomini segnati dal loro passato: castrante, castrato..

Un vortice che si arrotola su se stesso.
Scale concentriche di un palazzo che crolla e diventa tomba, lapide che tende verticale a qualcosa, ma incapace di raggiungerlo, si arrende e muore.
Sentimenti mozzati. Lontani seppur vicini.
Amicizia, amore, fratellanza: carezze troppo dolci per penetrare la spessa cortina d'odio.
La paura si mangia l'anima.
Follia, come l'attimo che toglie, fugge via e mai più torna.

Esseri umani ridotti a vegetali sotto i colpi violenti di un toro scatenato che si afferma solo attraverso una rabbia assoluta.
Un livore che fonde uomo e bestia in un corpo totemico. Un Minotauro che fa della fisicità la sua unica arma, ma dalla quale è costretto ad una vita che non può sbocciare.
L' urlo di guerra di un uomo solo contro se stesso. Contro l’incapacità di accettare, di scegliere se perdonare o uccidere per andare definitivamente oltre.
Così un’esistenza interrotta, può riprendere il suo corso solo dopo un gesto tanto estremo quanto quello che l’ha ridotta in ginocchio.
Un'azione distruttrice e riparatrice. Che funga da contrappasso e metta fine all'agonia di una bestia ormai pronta al macello.

Jacky, Il toro furente viene abbattuto, durante una lotta claustrofobia che è metafora di travaglio interiore frustrante, esasperato, angoscioso ma insieme liberatorio e catartico.
La mancanza fisica diventa vuoto interiore insanato, che chiede il prezzo più alto per essere colmato.






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