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  • Thomas Raimondi

BEACH RATS, (2017).

Beach Rats è un film del 2017 scritto e diretto da Eliza Hittman.



Beach Rats è un film su più livelli, fatto di silenzi e “non detti”, allusioni e sentimenti inquieti. E’ un film che mostra incessantemente azioni per analizzare percezioni ovattate e relazioni. Si racconta minuziosamente una certa superficie ed è come se, così facendo, se ne dipingesse attentamente il fulcro. Individuo, branco, società si intrecciano nervosi senza trovare mai alcun tipo di apparente armonia.


Entriamo così, in medias res, nella vita di Frankie, un inquieto teenager americano, confuso riguardo le sue preferenze sessuali; ha rapporti intimi con uomini maturi conosciuti on line, sostenendo però di non essere gay e frequentando nel contempo una ragazza.

Un adone dal fisico statuario, seducente suo malgrado; a tratti sensibile e introverso, cerca di nascondersi confuso dietro ad uno stereotipo di machismo tossico che non lascia scampo.


Beach Rats è un estate dai colori slavati, apparentemente intrisa di noia e routine, tra sballo adolescenziale, chat notturne, incontri occasionali e flirt. Un film che sembra sfuggire e che invece sempre rimane.



(Hélène Louvart fantastica direttrice della fotografia)



Rinnegare per non venire esclusi. Conformarsi per sopravvivere al gruppo. Un’ omologazione di azioni e pensieri perfettamente incasellata in rigidi modelli sociali e cliché. Codici linguistici e di costume da seguire attentamente per appartenere ad una cerchia.


E così l’altro non è più fonte di confronto e scoperta del diverso da sé, ma minaccia esistenziale, presenza pericolosa e scomoda.


In questo coming of age, Frankie incarna una sorta di Narciso capovolto, costretto in un ruolo che lo imprigiona, pressato da aspettative sociali che non può deludere. Solo e abbandonato nelle sue contraddizioni e paure.


Non c’è dialogo profondo con il mondo degli adulti e neppure con quello dei coetanei. Ogni tentativo piuttosto, aumenta quella sensazione di incomunicabilità e gioco delle parti che sempre più separa e polarizza. Si vive dentro delle bolle ermetiche ed ognuna di essa percorre alienata e passiva la sua precisa orbita.



Ciò che a prima vista quindi appare come uno scorrere comune e forse banale di una vita “agiata” e conforme, si disvela lentamente come un meandro sadico e crudele, nel quale il protagonista, come guidato da un pilota automatico, si ritrova impantanato.


Solo un atto traumatico di rottura, dunque, può innescare una timida presa di coscienza e dar forza ad un pensiero di crescita ed emancipazione tout court. Frankie in questo senso sembra dirigere inconsciamente quello scontro nel quale vedrà contrapporsi le sue antitetiche realtà come in un incubo profetico, dove vittima e carnefici incarnano appunto le due anime delle metà in conflitto!



Il film si conclude con Frankie solitario al luna park, sul pontile di Coney Island.

Tutto attorno identico a prima. Solo il suo sguardo sembra suggerire un cambiamento.

I fuochi d’artificio d’improvviso terminano.


Forse una prospettiva nuova per se stessi e il mondo è davvero possibile.

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