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  • Thomas Raimondi

My playlist (Feb-Marz-Apr-2021) part -3


Con grandissima calma e con il flow ormai al minimo sindacale mi appresto a completare questa terza ed ultima parte sulla mia playlist ascolti e relative copertine - ritenute interessanti - per i mesi di Febbraio, Marzo e Aprile!!!


Ebbene si, siamo a questi ritmi.



Ne selezionerò solo alcune per non tirare ancora per le lunghissime e passare ad altri argomenti e nuove spumeggianti proposte.


La prima è sicuramente quella degli Offspring di Americana (1998).

L’autore dell’artwork è Frank Koznik (ri-conosciuto principalmente grazie ai suoi poster per band di alternative rock) che ritrae sulla front cover un bambino biondo platino che si dondola beatamente su un’altalena, con in mano questa sorta di insetto volante abnorme. La scena viene completata, in basso a destra, dall’ingresso di un tentacolo appartenente ad un essere non meglio identificato. Sopra e sotto nome/logo della band e titolo dell'album a sigillo del quadro.


Giriamo il cd/vinile/cassetta e facciamo un balzo temporale nella narrazione. Ovvero il giovane è scomparso, di lui rimangono solo le scarpe: una tra le zampe del mostro alato, l'altra invece immersa in una pozza di sangue rosso vivo. Molto probabilmente è stato divorato dalla creatura tentacolare (della quale adesso vediamo anche altri arti) non prima però di essere stato trafitto a morte dal pungiglione dello pseudo coleottero che ci si svela anch’esso in tutta la sua bestiale crudeltà.


Non viene illustrato dunque il climax della vicenda, ossia il momento vero e proprio dell’uccisione, che è lasciato alla quasi totale immaginazione del fruitore.



Lo stile, come tratto e rappresentazione (mi) ricorda i disegni e certo immaginario anni 70 e 80. Outline nera marcata e decisa, colori piatti e accesi, leggerissime sfumature occasionali.


Il background invece, strizza l'occhio alla psichedelia, anche se è talmente in sottofondo e pacato che lo percepiamo più come espediente cromatico per far risaltare i personaggi che come elemento vero e proprio del mondo descritto.


Se volessi proprio dire la prima cosa che mi viene in mente guardando questo lavoro direi sicuramente che è una sorta di mix tra Charles Burns e il Mark Ryden di One Hot Minute de Red Hot Chili Peppers.


Charles Burns - from Black Hole (1994)


Mark Ryden - artwork per One Hot Minute (1995).



Metto qui sotto altre reference totalmente random alle quali penso mentre analizzo approssimativamente quest' album.


Publicità Kinder (1968)


Corriere dei Piccoli (1970)


Bedknobs and Broomsticks (1971)


Dennis The Menace (1986)



Continuando un attimo il parallelismo con One Hot Minute -che mi sembra la cosa più coinvolgente - troviamo, oltre alla somiglianza tra i protagonisti, anche altre interessanti similitudini.


Infatti le composizioni dei due blooklet sembrano speculari in termini di concept.


Ad ogni canzone difatti corrisponde un'illustrazione di accompagnamento che, come nella più classica delle forme, descrive visivamente la vicenda suonata.



Soffermiamoci un attimo sulle vignette di Americana: l'iconografia (vestiti, sneaker, tatuaggi, bidoni...) così come le ambientazioni risultano essere molto urban e insieme ai colori vivaci e marcati ci suggestionano verso un'idea di città borderline dove l'incolumità dei suoi abitanti non è affatto garantita. A consolidare questa teoria è il serpeggiare di quei tentacoli della copertina così come il palesarsi di quelle forme aliene di simil insetti. Possiamo a questo punto dedurre che si tratta di una metafora. Il "male" insidioso si aggira per le strade e minaccia la serenità della vita di tutti i giorni.

I testi invece sono impaginati su box rettangolare a fondo rosso. La font lineare e chiaramente leggebile ci restituisce quel mood "dritto per dritto" così tipico degli anni novanta.



Il booklet dei Red Hot invece, pur mantenedo quegli elementi concettuali che menzionavamo sopra, si presenta per stile e colori in maniera completamente differente.



I colori sono tenui e acquarellati, le linee morbide e sinuose, i testi scritti a mano con una pregevole calligrafia, mentre il titolo della canzone è personalizzato per ogni episodio.


Anche qui lyrics e illustrazioni non dialogano direttamente ma si bilanciano e formano un tutt'uno nell'impaginato finale.


Il mood è sicuramente meno cupo rispetto ad Americana. Complici quei personaggi delicati e quel fondo giallognolo incorniciato da tinte pastello. Eppure nel sorriso del sole o nello specchio che riflette il magico universo interno di chi ci si rimira non possiamo non percepire, anche in questo caso, un presagio sinistro avvolgere di soppiatto l'universo e sottrarci spietatamente le nostre flebili sicurezze.

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Bene, siamo alla fine. (Amara).

Le altre copertine che metto qui velocissimamente e senza pretesa alcuna di aver destato la benchè minima curiosità sono le seguenti:




Saez - J'Accuse (2010) - Tipa nuda con tacchi e parrucca in un carrello della spesa.


Tricky - Adrian Thaws (2014) - Tricky non spegne la sizza e piglia fuoco.


The Replacements - Pleased to Meet Me (1987) - Particolare di Wish You Were Here dei Pink Floyd perchè non avevano troppo sbatti.


Ohmme - Fantasize Your Ghost (2020) - Tipe dentro a un uovo.







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